
I soldi del risarcimento saranno utilizzati per aiutare i bisognosi, seguendo l’esempio del penalista salernitano nato ad Angri e ucciso nel suo studio di Salerno. Ora la palla passa al Comune: dopo quasi mezzo secolo, si attende ancora l’intitolazione di una strada in suo onore
L’ammontare del risarcimento per l’uccisione di Dino Gassani, riconosciuto come eroe nazionale, è di cinque milioni di euro. «Com’era solito fare nostro padre, i soldi saranno utilizzati per dare un aiuto a chi ha bisogno», ha sottolineato il figlio Luigi.
Chi era Dino Gassani

Una vita dedicata alla toga fino all’estremo sacrificio. Leopoldo Gassani (questo il suo nome di battesimo, sebbene tutti lo chiamassero Dino) fu ucciso a 51 anni nel suo studio di Corso Vittorio Emanuele a Salerno. Insieme a lui perse la vita il fedele segretario Giuseppe (Pino) Grimaldi. Era il 26 marzo 1981.
Perché fu ucciso dalla camorra
L’avvocato Gassani difendeva Biagio Garzione, un imputato di omicidio volontario insieme a noti esponenti della NCO di Raffaele Cutolo. In quel procedimento era sotto inchiesta il famigerato “boia delle carceri”, Raffaele Catapano, il quale ordinò l’eliminazione di Gassani per neutralizzare l’efficacia della sua attività forense.
Il rifiuto che gli costò la vita
Il 27 marzo 1981, due killer emissari di Catapano si presentarono nello studio del legale per convincerlo, con le minacce, a intervenire sul suo assistito affinché ritrattasse le dichiarazioni accusatorie.
Dino Gassani rifiutò sdegnosamente. Mentre era ancora seduto alla scrivania, ebbe il tempo di scrivere su un foglio: «Non posso perdere ogni dignità». I killer gli esplosero contro due colpi di pistola a mo’ di esecuzione; poi raggiunsero il segretario Grimaldi, colpendolo al volto e uccidendolo sul colpo.
Medaglia d’Oro al Valor Civile
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli conferì la Medaglia d’Oro al Valor Civile con la seguente motivazione:
«Con eroico coraggio e grande etica professionale, non si piegava alle pressioni della malavita organizzata affinché abbandonasse la difesa di un imputato appartenente ad una banda di sequestratori… Cadde vittima innocente della camorra, sacrificando la vita ai più nobili ideali di dignità morale e di legalità».
La tragica scoperta
Fu il figlio Luigi — oggi avvocato come il fratello Giannettore, noto matrimonialista — a scoprire i corpi. «Avevo 15 anni, mio fratello 18. Eravamo entrambi al liceo. La prima cosa che mi venne in mente fu: “E mo’ come lo dico a mia madre, a mio fratello, a mio nonno?”».
I figli hanno voluto dedicare un pensiero alla madre, che con grandi sacrifici li ha cresciuti rinunciando a rifarsi una vita, e all’avvocatura salernitana che si costituì in pool per seguire la parte civile nel processo.
L’esempio
Luigi aggiunge: «Il sacrificio di nostro padre è stato l’esempio che ci ha guidato negli anni. Nulla potrà comunque risarcire il dolore che ancora oggi proviamo per la sua tragica morte».
L’appello: una strada per Dino
Nonostante a Dino Gassani sia intitolato uno dei fabbricati della Cittadella Giudiziaria, la città di Salerno non gli ha ancora dedicato una strada. Un’assenza che pesa da 45 anni, forse — suggeriscono alcuni — a causa di vecchie contrapposizioni politiche legate alla sua militanza nella destra di allora. Eppure, il riconoscimento di Napolitano (storico esponente del PCI) dimostra come il valore del suo sacrificio sia un patrimonio universale, ben oltre i colori politici.
