La donna morì in ospedale a 4 mesi dal litigio per una vicenda di eredità

La perizia conferma che il decesso fu conseguenza delle ferite inferte. L’appello rigetta l’istanza di ergastolo per Aniello Palumbo e conferma 11 anni.
Undici anni di reclusione anche in Assise Appello per Aniello Palumbo accusato di aver ucciso con una martellata la sorella, deceduta mesi dopo in ospedale. La perizia ha ritenuto che quella morte sia stata conseguenza delle ferite inferte dall’aggressione avvenuta per motivi di eredità ma per il 63enne non c’è l’aggravante della premeditazione come aveva chiesto il pm nel suo appello (presentando istanza di ergastolo, mentre la Procura generale ha poi formulato richiesta di 21 anni).
I giudici hanno accolto la tesi del difensore, Francesco Matrone, confermando dunque il verdetto del primo grado. Novanta giorni per le motivazioni. La donna morì mesi dopo in ospedale dopo il ricovero a causa delle martellate inferte alla testa dal fratello per una vicenda di eredità. L’esame ha dovuto accertare se per quel decesso ci sia stata l’interruzione di nesso causale, ovvero se quella morte- come sostiene la procura fosse stata conseguenza dell’aggressione da parte del fratello della vittima.
Proprio la pubblica accusa aveva presentato appello contro la pena di 11 anni a carico dell’imputato ritenendo- in base alle ragioni esposte in sede di requisitoria- la condanna non proporzionata al reato contestato. La vicenda riguarda una lite finita in tragedia a causa dell’eredità. Il reato per il quale Palumbo è stato condannato è omicidio volontario con le esclusioni delle aggravanti che avevano portato a una pena meno pesante.
Per la pubblica accusa l’imputato aveva colpito la sorella Maria Cristina con la volontà di uccidere: per questo motivo il magistrato inquirente della procura nocerina aveva chiesto la stangata per lo scafatese ma l’imputato in primo grado aveva dimostrato che non era sua intenzione uccidere la sorella e che la tesi della pubblica accusa era fin troppo severa per una condanna di quasi 25 anni come chiesto al collegio dei giudici e alla giuria popolare della Corte d’Assise di Salerno.
Quella richiesta era diventata ergastolo nel ricorso d’Appello e poi portata a 21 anni dalla procura generale. In entrambi i casi è stata rigettata.
La donna litigò con il fratello a marzo del 2022 e dopo aver subito una martellata in testa fu ricoverata in ospedale dove morì qualche mese più tardi a causa di un’infezione polmonare contratta durante la fase di ricovero. Per il consulente della procura nocerina sarebbe esistito un nesso di casualità per la morte della allora 58enne e per questo motivo che il 63enne venne accusato omicidio.
Sullo sfondo liti e incomprensioni con la sorella per quella proprietà che avevano ereditato dai genitori in via Poggiomarino, zona Berardinetti, a Scafati. Ieri la sentenza bis che ha confermato il verdetto di primo grado con i giudici che hanno rigettato le richieste della procura. Novanta giorni per la motivazione.




