L’intervento di don Nello Senatore, Pedagogista e direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Matteo di Salerno

Gli sguardi di qua e gli occhi di là, sembra che nulla cambi. Le notizie sempre le stesse. Adolescenti pronti a tirare fuori il coltello, a litigare con furiosa rabbia, la supremazia da non perdere. Volendo parafrasare il filosofo danese Soren Kierchegaard, potremo dire che non solo abbiamo perso il senso dello stare insieme, della temperanza, del dialogo, della civiltà, ma non ne sentiamo nemmeno la mancanza.
Nessun nasce sotto un cavolo, ognuno è perché è stato e sarà perché è. Con le doverose eccezioni. Un giovane che vive l’adolescenza, che si è ormai, secondo i neuro scienziati, si è prorogata fino ai 30 anni, è il frutto di ciò ha immagazzinato dalla famiglia, dalla scuola, da altre entità educative, come i social. La famiglia non ha il ruolo degli anno ‘70 e ’80, ma questo non è il vero problema, il transito dei modelli educativi è normale meno normale invece è la vuotezza.
La famiglia dei decenni del secolo scorso era normativa, il padre era la legge; sì, quell’uomo in canottiera intimoriva solo con la sua presenza e quando proferiva delle parole erano come delle pietre angolari: io sono la legge!
Tutt’al più avrebbe potuto aggiungere una ‘altra frase lapidaria: bisogna fare il proprio dovere in famiglia, a scuola, nella società. Fine del rapporto educativo! Da qui siamo passati alla famiglia gassosa; l’importante non è il contenuto, i valori, il rispetto, ma parlare con il figlio, stare sempre in relazione e allora qui si colloca il cellulare. Devo sapere dove sta! e allora, dopo che l’abbiamo saputo?
La famiglia è luogo di dialogo con la consapevolezza della veicolazione di valori, che passano attraverso la testimonianza dei genitori, che ogni giorno sono chiamati a iniziare da capo, nonostante la stanchezza. La scuola? Dovrebbe cambiare registro e partire dal registro, cioè dal chiamare per nome e avere un rapporto personalizzato circolare e non verticale come i banchi delle nostre aule. Un lavorio difficile, che presuppone pazienza e impegno.
Certo, inutile dirlo ci sono docenti eroici ai quali va tutto l’apprezzamento. Che fare? Forse è arrivato il momento di considerare con grande attenzione il periodo lungo dell’adolescenza, che diventa essenziale per la costruzione identitaria del giovani, il dialogo non fine a se stesso, non una relazione per la relazione ma un impegno a costruire una società dell’amore dove amore non è una parola sdolcinata e romantica, ma l’espressione di un rispetto per i giovani che tradotto significa accoglienza, farcita con valori autenticamente umani. Quando abbiamo innescato la società della competizione abbiamo prodotto un criterio che non guarda l’uomo ma solo ciò che ha, andando ad offuscare la bellezza della vera umanità.
Don Nello Senatore – Pedagogista e direttore dell’Issr Salerno



