Solo mille positivi nel 2025: «Stiamo andando verso la fine del Covid»

I risultati del contagio in provincia di Salerno


Solo 1011 i casi di Covid 2019 registrati dal sistema sanitario nazionale nel 2025 in provincia di Salerno, a fronte di 6.532 del 2024 e agli oltre 90mila dei primi due anni della pandemia.

Una progressiva diminuzione dei positivi dall’inizio dell’era Covid con i primi casi segnalati nel Salernitano esattamente nel febbraio di sei anni fa. Quelli erano anni in cui nella sola provincia si raggiunsero i 36.605 casi nel 2022 scesi a 29.488 nel 2023, quando si raggiunse e consolidò l’immunità di gregge, ottenuta con i vaccini e coloro che avevano contratti il virus. Lo stesso dicasi per i deceduti positivi al contagio registrati in questi anni, ridottisi solo a 4 nel 2024, mentre erano stati circa 1400 nei primi due anni (2020 e 2021), 650 nel 2022, 150 nel 2023, 31 nel 2024.

Insomma nel 2025 può dirsi finalmente terminata la nuova peste, come fu definita la pandemia diffusasi dal 2019 in poi? Possono sentirsi al sicuro i Salernitani di cui 490.304 hanno ufficialmente contratto la malattia su 1.076.670 residenti in provincia?

Da un lato è certamente diminuita la circolazione del virus e grandi effetti hanno avuto i vaccini, ma in realtà ormai non c’è più un vero tracciamento diffuso dei nuovi casi, così in tutto il mondo. Sono poche, infatti, le persone che vengono sottoposte ad analisi nelle strutture pubbliche e che risultano positive al coronavirus. In pratica il virus non viene più cercato e spesso viene solitamente confuso con l’influenza stagionale a causa di una sintomatologia simile.

A questo si aggiunge anche l’autodiagnosi –il tampone acquistato in farmacia ed eseguito autonomamente. I test fai da te sono spesso fallaci e tanti positivi il più delle volte non dichiarano alla pubblica autorità l’essere infetti per evitare di essere confinati in casa, anche se non più previsto. Non è un caso che girando per strada si trovano non solo tanti anziani ma anche giovani che indossano le mascherine e non sono 100 anziani che si proteggono o ammalati di altre patologie.

In pratica chi diventa positivo al massimo si protegge con la mascherina e gira tranquillamente, mentre la maggior parte non si copre nemmeno favorendo la circolazione del virus. E sono tantissimi anche coloro che hanno anche contratto il covid più di una volta anche in ambienti protetti come strutture sanitarie, pur essendo vaccinati anche se la loro capacità di proteggere e diminuito notevolmente in quanto sono stati somministrati farmaci per varianti che circolavano anni fa e non sono più quelli diffusi in questo periodo.
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La diffusione del contagio non è stata comunque omogenea e vede una maggiore incidenza nelle aree dove ci sono le strutture sanitarie, perché in queste zone vengono effettuate le rilevazioni ad ospiti o pazienti di strutture sanitarie.

«Quasi tutti i laboratori privati non effettuano più analisi alla ricerca del Covid 2 –afferma il professore Pier Paolo Cavallo che dirige alcune strutture convenzionate -. Essendo diminuita la domanda e quindi anche l’offerta della laboratoristica privata si è ridotta solo ad alcuni. Ormai in tanti effettuano le autodiagnosi senza dichiarare i risultati. Nella maggior parte dei casi non li effettuano neanche perché i sintomi comuni con l’influenza ordinaria e non lo riferiscono al medico curante per evitare limitazioni nei movimenti»
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Il Covid 2 sembra proprio in via di archiviazione. «Stiamo andando verso la fine del Covid, come era accaduto per il Sars Cov 1 – ricorda il professor De Caro, docente di Igiene e epidemiologo dell’Università di Salerno -. In quest’ultimo caso resiste in medio oriente perché, dove ha trovato ospitalità in alcuni cammellidi. Per il Sars Cov 2 non è stato ancora individuato un serbatoio animale e pertanto è destinato a scomparire dalla circolazione. Un destino diverso ad esempio dall’influenza che non scompare per il continuo salto dagli uomini agli animali come i volatili e viceversa».

Il professor De Caro aggiunge: «Va ricordato che i coronavirus sono presenti in tante specie animali diverse, sia rettili sia mammiferi, e non c’è certezza che uno di questi possa fare di nuovo un salto di specie e interessare gli esseri umani».

Il docente dell’Unisa lancia un appello: «Importante sarà sempre garantire la massima igiene nella tenuta degli animali, specie quelli destinati al consumo umano, e delle persone, seguendo le regole che, però, molti hanno dimenticato. Non bisognerà distrarsi e seguire le strategie che abbiamo appreso con Il Covid anche se inizialmente in modo artigianale. Si tratta di strategie che ora abbiamo ben chiare permettendoci di mettere in campo diagnostica diffusa e rapida e la possibilità di produrre vaccini in tempi relativamente brevi.

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