Scafati, sferrò una martellata in testa alla sorella: chiesti 21 anni di reclusione

Il processo bis alla Corte d’Appello di Salerno


Depositata la perizia effettuata dal consulente della Corte d’Assise Appello di Salerno per stabilire se A.P. sia colpevole di omicidio della sorella come decisero lo scorso anno i giudici del primo grado condannandolo a una pena di 11 anni di reclusione.
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La donna morì mesi dopo in ospedale dopo il ricovero a causa delle martellate inferte alla testa dal fratello per una vicenda di eredità. L’esame deve accertare se per quel decesso ci sia stata l’interruzione di nesso causale, ovvero se quella morte – come sostiene la procura (che nella requisitoria davanti al collegio dell’assise Appello ha chiesto 21 anni di reclusione) sia conseguenza dell’aggressione da parte del fratello della vittima. Proprio la pubblica accusa aveva presentato appello contro la pena di 11 anni a carico dell’imputato ritenendo – in base alle ragioni esposte in sede di requisitoria-ritenendo la condanna non proporzionata al reato contestato. La vicenda riguarda una lite finita in tragedia a causa dell’eredità.

Il reato per il quale A.P: è stato condannato è omicidio volontario con le esclusioni delle aggravanti che avevano portato a una pena meno pesante. Per la Procura A.P. aveva colpito la sorella M.C.P. con la volontà di ucciderla: per questo motivo il magistrato inquirente della procura nocerina aveva chiesto la stangata per lo scafatese.

Difeso dall’avvocato Francesco Matrone, l’imputato in primo grado aveva dimostrato che non era sua intenzione uccidere la sorella e che la tesi della pubblica accusa era fin troppo severa per una condanna di quasi 25 anni come chiesto al collegio dei giudici e alla giuria popolare della Corte d’Assise di Salerno.

La donna litigò con il fratello a marzo del 2022 e dopo aver subito una martellata in testa fu ricoverata in ospedale dove morì qualche mese più tardi a causa di un’infezione polmonare contratta durante la fase di ricovero. Per il consulente della procura nocerina sarebbe esistito un nesso di casualità per la morte della allora 58enne e per questo motivo che il 63enne venne accusato omicidio. Sullo sfondo liti e incomprensioni con la sorella per quella proprietà che avevano ereditato dai genitori in via Poggiomarino, zona Berardinetti, a Scafati.

A marzo si torna in aula per le conclusioni del processo bis.

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