Processo sprint il gruppo egemeno in un vasto territorio

Rito immediato per i coinvolti nel blitz dello scorso settembre con 84 arresti firmati dalla Dda di Salerno: in aula 60 imputati il 29 aprile. Decreto di giudizio immediato per 60 coinvolti nel blitz del settembre scorso quando fu sgominato il clan Fezza/De Vivo con 84 arresti tra Pagani, l’Agro e i monti Lattari: contestate estorsioni, spaccio di droga, cocaina soprattutto, armi e tentati omicidio per il controllo del territorio con espansione fino a Sant’Antonio Abate e Santa Maria La Carità.
Si va dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Salerno il prossimo 29 aprile su istanza presentata da Elena Guarino della Dda. Per tre minorenni si procede a parte. Tra gli imputati elementi di spicco e appartenenti al clan “Fezza De Vivo”, nonché ulteriori personaggi, inseriti nel contesto delinquenziale di Pagani e delle aree contigue. Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione aggravata, riciclaggio, detenzione e porto illegali di armi, tutti aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose, nonché il reato di associazione per delinquere finalizzata al furto, ricettazione e riciclaggio di autovetture di grossa cilindrata.
I proventi delle attività illecite sarebbero stati investiti in 21 attività tra ditte individuali e società che sono state destinatarie degli investimenti del clan: 15 di loro hanno sede nel Salernitano, 2 nel Napoletano e le altre fuori dalla Campania. Requisiti inoltre 42 autoveicoli e 11 immobili. tra gli arrestati anche il boss oggi 70enne Gioacchino Petrosino D’Auria conosciuto come “Spara Spara”.
L’inchiesta ha origini dal filone madre (del dicembre 2022) quando la cosca anziché essere decapitata si era rinforzata- soprattutto con la latitanza di Vincenzo Confessore- grazie l’innesto negli affari illeciti delle donne e dei tre minorenni che avevano preso il posto di chi era finito in carcere. Intanto le autorità francesi, che indagavano su altro, avevano bucato il sistema criptato di chat usato dal clan Fezza/De Vivo smistando agli inquirenti salernitani il loro sapere sulle attività di importazione droga. Per questa vicenda era stata firmata una terza ordinanza.
Era stato consentito di decriptare la messaggistica cifrata utilizzata dagli indagati per i rifornimenti dello stupefacente proveniente dal Sud America, dalla Spagna e dall’Olanda. In tale ambito, dall’esame del materiale crittografato contenuto nelle chat è emerso come il sodalizio criminale, nell’arco di 4/5 mesi, abbia movimentato 750 kg tra hashish, cocaina e marijuana. Sotto l’egemonia della cosca non c’erano solo Pagani, Sarno, Sant’Egidio del Monte Albino, Angri e altre zone dell’Agro nocerino: la consorteria criminale infatti era arrivata a Sant’Antonio Abate e a Santa Maria La Carità a dettare legge e imporre lo spaccio di droga con metodi sperimentati altrove. Lo fece ingaggiando un personaggio legato a un clan malavitoso dei monti Lattari costringendolo allo spaccio insieme ad altri tre pusher.
E chi osava ribellarsi, come capitò ad Angri in casa di uno spacciatore ora deceduto tragicamente, era oggetto di violente aggressioni. Le donne e i giovanissimi al centro della nuova inchiesta, le prime avrebbero preso il posto dei compagni arrestati impartendo ordini sul da farsi dopo colloqui in carcere dove erano detenuti i conviventi mentre i minorenni erano dediti allo spaccio e alle estorsioni. Ora il processo.



