Uno strazio senza fine per i genitori

La salma di Davide Calabrese fu restituita alla famiglia circa due mesi dopo il dissequestro ordinato dal pm successivo all’autopsia, così accade anche per il telefono cellulare della vittima.
Un enorme danno umano per la mamma e il papà del 18enne allievo del liceo Mangino di Pagani, deceduto durante la gita di istruzione a Malaga, il 29 marzo 2025. I familiari, infatti, hanno dovuto attendere dall’inizio di luglio – data del dissequestro, mai comunicato nemmeno al loro legale, l’avvocato Giuseppe Ferlisi – a fine agosto per poter inumare i resti del povero Davide: Uno strazio per i genitori che poteva essere evitato.
Stessa lunga attesa per la restituzione del telefono cellulare dello studente dopo il dissequestro seguito dal termine della copia forense sul suo archivio.
L’avvocato Ferlisi ha evidenziato che dopo 120 giorni di inattività non è più possibile accedere a WhastApp degli ultimi tre anni, essendo stato disattivato l’account dalla società gerente il servizio di messaggeria. «Sono andate perse le foto ed altro materiale importante riconducibile alla vita dell’ultimo trienni di Davide – ha affermato il legale -, quelli dove erano racchiusi i momenti più belli della vita del giovane. Danni umani per i genitori che non si sono tradotti in ostacoli per le indagini essendo stata eseguita la copia forense. Lo stesso vale per l’autopsia.
Danni che, comunque, potevano essere facilmente evitato se solo la restituzione della salma e del telefono al padre e alla madre del giovane fosse avvenuta nelle ore o quantomeno nei giorni immediatamente successivi al decreto del pm». L’avvocato ha sottolineato anche che i genitori avevano effettuato un accesso al cellulare del figlio per acquisire gli screenshot indispensabili per presentare la querela che ha dato inizio alle indagini e ricostruire molti passaggi della tragedia conclusasi con la morte del figlio, ma senza cancellare o alterare alcun dato dall’archivio dell’apparecchio.
A breve si attende la presentazione della perizia dei medici legali di parte nominati dai genitori per eventualmente fornire una ricostruzione diversa dell’accaduto rispetto a quella della procura di Nocera Inferiore. «I periti del pm – sottolinea l’avvocato Ferlisi – hanno concluso per la mancanza di un nesso causale tra la morte di Davide e l’eventuale ritardo nei soccorsi, ma detto ritardo ha provocato comunque delle sofferenze evitabili al giovane».
Davide morì in seguito a una miocardite fulminante legata al virus dell’influenza di tipo B che avrebbe comunque causato il decesso in almeno il 40% dei casi, secondo i consulenti del pubblico ministero. Il gip potrà determinarsi per l’archiviazione della posizione della docente del liceo indagata per la morte di Davide come richiesto dalla procura oppure con la disposizione di nuovi accertamenti investigativi o con l’imputazione coatta della prof, se riterrà sussistente in toto o in parte l’opposizione presentata dai genitori dell’allievo.
La madre e il padre dello studente deceduto ritengono, infatti, che al foglio andava comunque garantita una chance di vita con l’allertamento celere dei soccorsi e non dopo ore e ore.




