La Cassazione cambia il quesito referendario sulla giustizia

Adesso cambierà anche la data del referendum?


Cambia il quesito per il referendum costituzionale sulla riforma della magistratura. Una nuova ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione ha riformulato il testo del quesito che verrà sottoposto agli elettori a seguito del deposito delle oltre 500 mila firme raccolte in poco più di 3 settimane ed effettuato dai 15 promotori.

Il nuovo testo riporta: “Approvate il testo della legge di revisione degli art. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?”. Si tratta di un quesito più articolato del precedente.

Il quesito originario, d’iniziativa parlamentare e approvato dalla Cassazione nella sua precedente ordinanza, infatti recitava: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”.

Nella nuova formulazione si aggiunge la frase: “Con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione?”.

Un’aggiunta richiesta poiché non si tratta di una “normale” legge costituzionale ma una legge di “revisione” del testo della Costituzione. Con il cambio del quesito implicherà anche il cambio della data della consultazione già fissata per il 22 e 23 marzo?
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Dal punto di vista costituzionale è la prima volta che si verifica una situazione simile. Non è chiaro se sia sufficiente modificare il quesito mantenendo la data già fissata, oppure se sia necessario stabilire una nuova data tra cinquanta e settanta giorni prima della consultazione.

Probabilmente il Governo non cambierà la data, ritenendo che si tratti solo di una variazione formale del quesito che non influisce sul contenuto “essenziale” del decreto precedente. Inoltre, le schede elettorali non sono ancora state stampate: questo rende possibile, se necessario, modificare la data senza complicazioni pratiche. Tuttavia, il comitato promotore potrebbe sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato e chiedere alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulla vicenda. In questo modo, la questione pratica delle schede s’intreccia direttamente con il dibattito giuridico sulla corretta procedura da seguire.
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Il ricorso al TAR dei promotori e la conferma della decisione del Governo

Il comitato dei promotori ha presentato ricorso al TAR contro la decisione del Governo d’indire le votazioni prima che fossero passati tre mesi dalla pubblicazione della legge, termine entro cui è possibile raccogliere le firme. Questo perché il Governo aveva scelto come dies a quo la data della richiesta da parte dei parlamentari. I giudici amministrativi hanno confermato questa scelta, ritenendo che, una volta accolta la richiesta dei parlamentari, venisse meno ogni interesse a tutelare eventuali ulteriori proposte referendarie.
Prof. Giovanni D’Alessandro – Docente di diritto costituzionale.

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