Attiva dagli anni 50 dello scorso secolo, i libri sono stati portati in tribunale lo scorso anno

In cassa ci sarebbero solo sui 70 mila euro e sono stati portati in tribunale i libri della ex Cassa mutua comunale di Nocera Inferiore, trasformatasi poi nel 2016 in un’associazione di mutuo soccorso. Una consistenza della cassa che alla fine sarebbe di gran lunga inferiore ai soldi versati nel corso degli anni. Soldi di cui qualcuno si è appropriato o c’è stata una cattiva gestione oppure una diminuzione degli iscritti e l’aumento improvviso dei pensionamenti? Probabilmente un mix tra tutte queste cause.
MERITEVOLE ISTITUZIONE
Fondata negli anni Cinquanta, i dipendenti comunali di Nocera Inferiore su base volontaria si iscrivevano alla cassa e versavano mensilmente una quota associativa dal loro stipendia per alimentare l’accantonamento. Al pensionamento ricevevano il doppio dei soldi versati, percentuale scesa con il tempo fino a quasi ad azzerarsi (quanto versato tanto si riprendeva).
COME UNA SORTE DI BANCA
La cassa funzionava come una sorta di banca, alimentata anche dagli interessi sui prestiti ai dipendenti iscritti. Interessi minimi, scesi attorno al 2% negli ultimi tempi. Si potevano chiedere massimo 300 mila lire fino agli anni Novanta e poi un milione. Soldi che servivano per comprare casa ai dipendenti, per sposare i figli, far fronte a debiti per malattie e tanti altri motivi, come l’acquisto a rate degli abbonamenti della Nocerina. Gli interessi maturati servivano comunque per incrementare il fondo e anche per concedere borse di studio ai figli dei dipendenti o per assegni di sostegno per il decesso dei genitori o altri parenti di primo grado dei comunali.
LE CAUSE PROBABILI DEL BUCO
Man mano, però, che i dipendenti sono andati in pensione, dei neo assunti non si sono iscritti al fondo, fino ad azzerarsi con le assunzioni degli anni Covid. Conseguentemente, i bonus sono andati diminuendo passando dal 100% in più del versato, al 50% al 5% dei soldi versati.
La cassa non sarebbe mai potuta fallire, però, perché con i prestiti effettuati e i relativi interessi maturati, le somme accantonate erano garantite, avendo anche come tesoreria una banca (a partire dall’allora Gatto e Porpora alla Biper) e la gestione era di un comitato costituito da dipendenti comunali iscritti al fondo, dei quali uno era delegato. Eventuali prestiti, inoltre, venivano autorizzati dal comitato e i mandati erano a firma del sindaco di Nocera Inferiore, anche se il suo ruolo era puramente simbolico.
Il buco nella gestione della cassa può essersi creato con prestiti non restituiti, prestiti erogati su false documentazioni, a causa della cosiddetta quota 100 quando sono andati in pensione molti dipendenti comunali che hanno assottigliato le disponibilità del fondo, dalle minori iscritti e anche a causa di errori di gestione legati ad investimenti non andati a buon fine o che hanno reso molto di meno di quello previsto.
IL RIENTRO
Ora la liquidatrice della cassa nominata dal tribunale di Nocera Inferiore ha chiesto a coloro che risultano debitori di rientrare dei prestiti. Il resto sarà poi valutato successivamente dal tribunale.






