Davide morto in gita, i motivi della richiesta di archiviazione della prof

I documenti della procura


Non c’è nesso di causalità tra il comportamento della docente del liceo Mangino di Pagani indagata per la morte di Davide Calabrese, diciottenne studente liceale morto durante una gita d’Istruzione a Malaga lo scorso anno. A questa conclusione è arrivato il Pm titolare delle indagini sulla base della relazione dei suoi consulenti tecnici, medici legali, che hanno esaminato una seria di documenti anche arrivati attraverso l’Europol.

In pratica, il 29 marzo del 2025 Davide sarebbe morto a causa di una miocardite fulminante di origine virale legata al virus influenzale di tipo B., mentre si trovava in viaggio d’istruzione con la sua classe del liceo Mancino in Andalusia.

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I periti avevano operato sulla base delle denuncia della madre dello studente deceduto, come esposto con una querela, hanno ritenuto che il comportamento tenuto dalla professoressa indagata non fosse stata quello giusto, non avendo attivato velocemente i soccorsi, ma che tale eventuale ritardo non avesse integrato quel nesso di causalità indispensabile, secondo la Cassazione, per attribuire il decesso alla condotta della docente sotto inchiesta.

Il giovane era morto per una miocardite fulminante che non avrebbe lasciato possibilità di sopravvivenza al paziente. Insomma, anche in presenza di un tempestivo accesso ospedaliero l’exitus sarebbe stato altamente probabile per la natura fulminante della malattia. Non si può dunque sostenere che una condotta diversa dell’insegnata avrebbe avuto con elevato probabilità logica evitato l’evento mortale.

Secondo al letteratura internazionale, la prognosi i questi casi è infausta in oltre il 40% dei casi, nonostante la terapia intensiva. La malattia rimane a elevata mortalità anche se il paziente viene curato in centri di eccellenza. Rimane, però, la posizione dei genitori che lamentato il non avevi concesso comunque una chance di sopravvivenza al figlio con l’attivazione veloce di soccorsi sanitari e nona distanza di ore, consentendogli di salvarsi. Davide stava male durante quelle ore tant’è che aveva fatto anche delle ricerche su internet per avere notizie sul suo stato di salute e su cosa avesse potuto causarlo.
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I periti hanno anche esaminato la prima della partenza dei medici italiani prima della partenza dall’Italia che, vista la febbre alta avevano somministrato una cura che comunque non è stata ritenuta connessa al decesso. Sempre i consulenti del pubblico ministero hanno esaminato la condotta dei medici spagnoli, che hanno tenuto in Cura Davide dal 27 al 29 marzo, assicurando un livello di prestazione massima e appropriato.
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Il racconto dei genitori si sarebbe sostanziato anche con dichiarazioni successive a quelle su cui hanno lavorato i consulenti tecnici del Pm ma non avrebbero mutato il quadro generale, su cui pesano anche dei presunti tentativi di agire sul cellulare del figlio prima della copia forense. Il punto centrale per il Pm rimane che anche un’eventuale attivazione veloce dei soccorsi non avrebbe cambiato l’esito mortale della malattia: i genitori si oppongono ritenendo comunque che una chance di sopravvivenza andava assicurata a Davide.

In più, ci sarebbe la prova che l’insegnante non avrebbe abbandonato il ragazzo mentre lei era nella stanza di fronte, dichiarando più volte tramite messaggio la disponibilità ad accorrere quello lui lo richiedesse. Si allontana solo in tre occasioni, ma solo su richiesta di Davide o della madre: una volta per procurare del sale per mettergli sotto la lingua, una volta per comprare un panino e infine per allertare i soccorsi sanitari quando si rende conto che effettivamente non si sentiva bene.

Sulla vicenda ora si esprimerà il Gip del tribunale di Nocera Inferiore con l’ordine al Pm di nuove indagini o con l’imputazione coatta o con l’archiviazione della posizione della docente.

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