L’indagine della procura e della Squadra Mobile

Che in quell’appartamento nel cuore di Torrione, a pochi passi dalla Caserma Angelucci e a breve distanza dal mare, ci fossero dei “movimenti sospetti” era cosa nota a tutti. È quanto scrive da Alessandro Mosca su La Città.
A partire dai residenti del quartiere “cerniera” fra la zona orientale e il centro di Salerno che, più volte, hanno segnalato la presenza di un via vai di persone – in particolare anziani – che entravano (spesso furtivamente) nel portone di una palazzina di via Claudio Guerdile. Le voci, con il passare del tempo, sono diventate quasi una certezza per chi risiede in quella zona: in quello stabile, infatti, si nascondeva – ma neanche troppo – una “casa del piacere”, un alcova del sesso a pagamento in cui donne erano pronte a vendere il loro corpo agli avventori.
Quei sussurri sono diventati certezza ieri mattina quando, nel cuore di Torrione, sono piombati gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Salerno, agli ordini del vicequestore Elvio Barbati, con il supporto degli agenti della polizia municipale guidati dal comandante Rosario Battipaglia. Poliziotti e caschi bianchi hanno eseguito l’ordinanza di misura cautelare degli arresti domiciliari – emessa dal gip del tribunale di Salerno su richiesta della locale Procura – nei confronti del presunto organizzatore della “casa a luci rosse”: si tratta di Michele Cavallo, 51enne salernitano già noto alle forze dell’ordine.
Al presunto gestore della “alcova del sesso” si è arrivati al termine di una lunga attività d’indagine condotta proprio alla Mobile. Le segnalazioni sui “movimenti sospetti” arrivate da tempo, infatti, non sono cadute nel vuoto. E i poliziotti hanno approfondito la situazione: nell’appartamento di via Guerdile – in base alle ricostruzioni investigative – non si svolgevano soltanto attività che hanno portato il pm a contestare le ipotesi di reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
In quell’abitazione, infatti, veniva spacciata anche droga, in particolare cocaina e crack. «Le attività svolte all’interno dell’appartamento venivano di fatto gestite da Cavallo in termini di regole, turnazione e tariffe, compreso l’orario di ricezione dei clienti», sottolinea il procuratore vicario Rocco Alfano in una nota.
I sistemi per mandare avanti le attività illecite erano quelli noti, quelli che ormai emergono ad ogni operazione delle forze dell’ordine per contrastare il fenomeno della prostituzione: le donne pronte a ricevere i clienti venivano “pubblicizzate” attraverso diversi portali online dove venivano segnalati l’indirizzo della “alcova del sesso” e, soprattutto, il contatto telefonico per fissare l’appuntamento. Fra l’altro, nel corso delle indagini gli agenti della Squadra Mobile hanno scoperto che il pagamento delle prestazioni sessuali non avveniva soltanto in contanti: in alcuni casi, infatti, il saldo veniva fatto anche attraverso dei sistemi tracciabili di pagamento, come delle ricariche su carte Postepay.
Gli approfondimenti investigativi, inoltre, hanno permesso di appurare che la casa di via Claudio Guerdile era soltanto il “punto di partenza” delle attività svolte da Cavallo. Il 51enne salernitano, infatti, nel corso del tempo aveva provato ad allargare le sue attività, non solo nel capoluogo ma anche in altri Comuni, in particolare nella parte più a Sud della provincia. Sono cinque, infatti, gli indagati negli approfondimenti investigativi condotti negli ultimi mesi.
Tre riguardano la parte “salernitana” dell’inchiesta: oltre a Cavallo, altri due soggetti sono ritenuti partecipi delle attività di prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti ma il gip del tribunale di Salerno, dopo l’interrogatorio di pre-garanzia tenuto negli scorsi giorni, non ha ritenuto spiccare nei loro confronti l’ordinanza di misure cautelari.
Per gli altri due indagati, invece, la palla adesso passerà alla Procura di Vallo della Lucania: come detto, nel corso degli approfondimenti investigativi è stato accertato un “allargamento” delle attività di Cavallo verso altre aree della provincia. In particolare, dalle ricostruzioni è emerso l’avvio di un’altra “alcova del sesso” a Capaccio Paestum (vicenda su cui sta lavorando la Procura di Salerno) e l’apertura di un’altra “casa chiusa” anche ad Agropoli: proprio per quest’ultimo episodio, è stata sollecitata la Procura territorialmente competente.







