Intervista con il presidente del tribunale per i minorenni di Salerno

Su 34 sentenze penali complessive pronunziate nell’anno 2025 dal Tribunale per i Minorenni di Salerno per porto e detenzione da parte di minorenni di armi di vario tipo (principalmente coltelli, tirapugni, bastoni, ma anche altre armi improprie e cinque armi da fuoco), solo il 10% di esse è relativo a condanne e si riferisce prevalentemente ad armi portate per commettere altri reati. Di conseguenza per una trentina di processi – conclusisi con l’estinzione dei reati per messe alla prova con esito positivo- è emerso che le armi erano possedute solamente come status simbol o per una volontà di ostentazione, senza una reale premeditata intenzione offensiva.
Sono questi i dati forniti, nel corso di un incontro istituzionale, da Giovan Francesco Fiore, presidente facente funzioni del tribunale per i minorenni di Salerno, e che tracciano un fenomeno spesso frainteso o male interpretato.
In pratica, quello del possesso del coltello o della cazzottiera in tasca è una sorta di moda che molti giovani seguono acquistandoli su internet. Del resto nella gran parte dei casi accertati – dopo mesi di messa alla prova presso le stesse famiglie di appartenenza o in comunità di accoglienza e dopo aver seguito attività di volontariato e studio o formazione/ lavoro – i ragazzi sono stati pienamente recuperati alla società.
LA MANCANZA DI EDUCAZIONE
Ciò che manca ai minori è un serio impegno educativo delle famiglie, che parte dalla errata tolleranza, dalla non conoscenza o dalla mancanza di attenzione da parte dei genitori verso comportamenti disfunzionali dei figli.
Il presidente Fiore, nel corso di un incontro sul tema della violenza minorile, ha sottolineato come l’opinione pubblica si trova spesso di fronte a messaggi fuorvianti, forniti specie dai mass-media e dai social, circa un allarme criminalità minorile -che pure è presente per altri versi ed in determinati ambiti territoriali- mentre ci si dovrebbe soffermare invece sulla mancata educazione e sulla scarsa consapevolezza della reale illiceità e gravità delle proprie azioni da parte dei minori di 18 anni.
I CATTIVI ESEMPI
Certamente non è educativo per un ragazzo consentigli di rimane in strada fin dopo la mezzanotte, talvolta anche per molte ore, perfino nei giorni infrasettimanali. È pericoloso per i giovani non educarli alla responsabilità, al rispetto della cosa pubblica e degli altri, tollerare l’aggressione, anche se solo verbale, di docenti, personale sanitario, appartenenti alle forze dell’ordine, pubblici impiegati. Ed è ancor più grave quando a porre in essere questi comportamenti sono proprio i genitori alla presenza dei figli.
LA NECESSITÀ DI ESEMPI BUONI
«I giovani vivono di esempi forniti dagli adulti e quelli sbagliati producono danni spesso irreversibili», ha ricordato il presidente Fiore. Di fronte ai loro errori non bisogna, inoltre sempre e solo giustificare i minorenni o addirittura difenderli, ma assumere un atteggiamento severo: «I figli non vogliono genitori amici, ma esempi da seguire», ha sottolineato Fiore.
E ancora, «Non si può demandare tutto alla scuola, vista troppo spesso come un sostituto della famiglia, specie quando la si depotenzia con contestazioni degli insegnanti anche di fronte alle mancanze dei propri figli – dichiara il presidente del tribunale per i minorenni di Salerno -. È necessario un nuovo patto tra genitori e scuola per l’educazione dei giovani che già si trovano di fronte a cattivi esempi forniti dai social networks e da molte serie televisive». Basti pensare che sui social dell’Oriente vengono diffusi per un pubblico minorenne esclusivamente gare sportive, di logica, tra studenti impegnati nelle attività scolastiche, mentre in quelli italiani trovano spazio anche risse e violenze che diventano una sorta di quotidiano punto di riferimento per gli under 18.
IL RUOLO DEI SOCIAL E DELLE SERIE TV
Ci sono poi gli effetti legati alla diffusione delle sostanze stupefacenti e dell’abuso di alcool, una vera e propria emergenza, con riflessi anche sull’aumento dei disturbi psico-comportamentali dei minori. Per non parlare poi delle droghe assunte da alcune mamme anche in gravidanza, che si trasferiscono fin dalla nascita ai figli con danni enormi per tutta la vita.
LE CARENZE DI STRUTTURE
«Il Presidente del Tribunale per i minorenni – si legge nella relazione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario a Salerno per il 2026 – torna a lamentare la carenza sul territorio del distretto di strutture terapeutiche idonee all’accoglienza ed al trattamento di soggetti affetti da patologie mentali o con comportamenti border line, ribadendo che tali soggetti, spesso giudicati socialmente pericolosi e, quindi, destinatari di misure di sicurezza, vengono collocati in comunità educative non adatte a gestire tali problematiche, non risultando sufficiente l’apporto esterno del Servizio Sanitario Nazionale, il quale si mostra efficace nel momento dell’emergenza, ma non in quello del trattamento».
Le carenze di strutture per i minori con problemi psichiatrici o legati il più delle volte all’assunzione di stupefacenti e alcool sono un problema molto serio, a sua volte generatore o amplificatore di ulteriori problemi altrettanto seri. Insomma, è indispensabile una stretta collaborazione tra famiglia e istituzioni per far si che i minorenni possano crescere nel rispetto della comunità.




