Campi Flegrei, la pioggia accelera il fenomeno del bradisismo

Le conseguenze del maltempo pubblicate in uno studio. I pericoli, gli interventi possibili


Da una ricerca scientifica realizzata da un gruppo internazionale di studiosi (Nicola Scafetta, Annamaria Lima, Alfonsa Milia, Frank Spera, Robert J. Bodnar, Benedetto De Vivo e Linda Daniele) è emerso il ruolo delle piogge nel bradisismo dei Campi Flegrei: le precipitazioni posso influire concretamente sulla deformazione del suolo e sull’attività sismica dell’area tra Napoli, Ischia e l’area nord al capoluogo campano.
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L’EFFETTO DELLE PIOGGE
Lo studio è stato pubblicato sul Geoscience Frontiers, rivista scientifica di settore, ed evidenzia che oltre il 20% dell’innalzamento registrato a Pozzuoli negli ultimi vent’anni è direttamente legato all’infiltrazione dell’acqua meteorica. Risultati di cui tenere conto nelle opere per la mitigazione del rischio sismico e vulcanico non solo nella zona di Pozzuoli e limitrofe.

Le piogge influiscono sul fenomeno del bradisismo e non solo la pressione dei gas magmatici o i fluidi idrotermali. Il fenomeno è legato alla particolare architettura geologica dei Campi Flegrei. Pozzuoli e la Solfatara poggiano su una struttura anticlinalica. Un’anticlinale è una piega convessa della crosta terrestre, formata da sforzi compressivi, in cui gli strati rocciosi più antichi si trovano nel nucleo (parte interna) e i più recenti all’esterno.

IL SISTEMA
Il sistema si basa su due serbatoi principali: uno profondo, dove si accumulano i fluidi magmatici provenienti dalle zone di cristallizzazione del magma; uno superficiale, tra 1 e 2 km di profondità, che raccoglie l’acqua piovana infiltrata dalla superficie. Quando il deflusso verso il mare rallenta, l’acqua meteorica resta intrappolata, aumentando la pressione interna e contribuendo al sollevamento del suolo in sinergia con i gas magmatici.
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I DATI
«I nostri risultati dimostrano che l’acqua meteorica ha un impatto molto più rilevante di quanto si pensasse sulla dinamica del bradisismo. Comprendere questi processi dinamici è fondamentale per migliorare i modelli previsionali e per valutare possibili interventi di mitigazione», chiarisce Nicola Scafetta (DiSTAR), primo autore dello studio.

Esaminando i dati pluviometrici dal 1950 e confrontandoli con le misurazioni della stazione GNSS RITE, infatti, gli studiosi hanno quantificato l’impatto della pioggia: fino a 5 cm di sollevamento l’anno attribuibili alle precipitazioni; oltre il 20% dell’innalzamento totale registrato tra il 2005 e il 2025; 1,4 metri di sollevamento complessivo nel centro di Pozzuoli nello stesso periodo. Da qui ne deriva che il bradisismo è influenzato anche dai cicli climatici superficiali.
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LA PREOCCUPAZIONE E IL POSSIBILE INTERVENTO
La ricerca ha evidenziato, tra l’altro, che il tempo di ricarica dell’acquifero superficiale si è ridotto. Prima del 2010 era di circa 4 anni tra grandi piogge e sollevamento del suolo; oggi è di circa 3 anni. Un dato preoccupante perché emerge che il sottosuolo è diventato più fratturato e permeabile, permettendo all’acqua di infiltrarsi più rapidamente e aumentando la pressione interna.

La crescente sismicità registrata nell’area di Pozzuoli sarebbe potrebbe molto probabilmente essere legata anche all’aumento della pressione fluida, che rende le rocce più fragili e predisposte alla rottura. I sistemi di drenaggio superficiale e di estrazione di fluidi sotterranei opportunamente progettati, inoltre, potrebbero contribuire a ridurre l’infiltrazione dell’acqua piovana, limitando la pressurizzazione dei serbatoi idrotermali e mitigando i rischi associati alla deformazione del suolo.

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