Pagani, la Cassazione respinge il ricorso di Califano indagato per associazione mafiosa

La difesa sosteneva l’assenza di gravi indizi di colpevolezza in relazione al reato di associazione mafiosa


La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da Antonio Califano, confermando la custodia cautelare in carcere disposta nei suoi confronti per associazione mafiosa, traffico organizzato di sostanze stupefacenti, spaccio e riciclaggio. La decisione è stata adottata il 7 gennaio 2026 dalla Suprema Corte, che ha ritenuto infondate le censure sollevate dalla difesa.

Califano era stato arrestato nell’ambito di un’indagine che ipotizza l’operatività del clan camorristico Fezza-De Vivo nel territorio del Salernitano, con ramificazioni anche nel traffico di droga. Il Tribunale del riesame di Salerno, già a settembre 2025, aveva confermato la misura cautelare emessa dal Gip, decisione ora avallata anche dalla Cassazione.

Nel ricorso, la difesa sosteneva l’assenza di gravi indizi di colpevolezza in relazione al reato di associazione mafiosa, evidenziando come Califano non fosse accusato di estorsioni o violenze, condotte tipicamente riconducibili alla struttura militare del clan. Contestata anche la sovrapposizione, ritenuta illegittima, tra l’associazione camorristica e quella finalizzata al traffico di stupefacenti, considerate dalla difesa due realtà autonome.
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Di diverso avviso i giudici della Suprema Corte. Secondo la Cassazione, l’associazione dedita al narcotraffico costituiva un vero e proprio “ramo d’azienda” del clan camorristico, funzionale alla produzione di liquidità da reinvestire nelle attività illecite dell’organizzazione. Il traffico di droga, dunque, non sarebbe stato un fenomeno isolato, ma uno strumento centrale nelle strategie del sodalizio mafioso.
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La Corte ha inoltre sottolineato come il ruolo attribuito a Califano non fosse quello di semplice spacciatore, bensì di figura stabile e fiduciaria, incaricata della custodia di ingenti quantitativi di stupefacenti e del raccordo tra i gruppi di spaccio e il vertice del clan. Un apporto ritenuto sufficiente a dimostrare la partecipazione consapevole e continuativa all’associazione mafiosa, anche in assenza di episodi diretti di violenza o estorsione.

Richiamando consolidati precedenti giurisprudenziali, la Cassazione ha ribadito che è possibile rispondere contemporaneamente di associazione mafiosa e di associazione finalizzata al traffico di droga, trattandosi di fattispecie diverse ma compatibili, purché inserite in un comune disegno criminale.
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Alla luce di tali considerazioni, il ricorso è stato rigettato e Califano è stato condannato al pagamento delle spese processuali. La misura cautelare in carcere resta quindi pienamente operativa.

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