In provincia di Salerno 62 sanitari in meno

Mancano i medici di base. Una carenza in tutta la Campania e a questa sorte non si esime la provincia di Salerno, dove sono vacanti 62 posti di quello che veniva chiamato medico di famiglia. Le maggiori carenze in Cilento, nella zona di Sapri e in Costiera amalfitana, ma addirittura in comuni molto grandi, come Scafati, tre posti sono rimasti vuoti. Un problema legata alla mancanza di medici in generale e in particolare di quella di base, lasciando scoperti i presidi fondamentali per il sistema sanitario.
I NUMERI
La Regione Campania ha pubblicato l’elenco degli incarichi assegnati di medico di ruolo unico di assistenza primaria in tutto il territorio, ma sono molti quelli non coperti da sanitari. Nel decreto dirigenziale si sottolinea che, a fronte di 704 incarichi, ne sono stati assegnati 356. Ben 348, quindi, quelli rimasti vacanti. Nello specifico, assegnati solo 21 incarichi su 48 all’Asl Avellino, 23 su 33 su quella di Benevento, addirittura 74 su 106 a Caserta, 51 su 88 alla Napoli 1 Centro, 44 su 93 all’Asl Napoli 2 Nord, 81 su 177 all’Asl Napoli 3 Sud e all’azienda sanitaria di Salerno non coperti 62 su 159 posti. Una carenza di medici di medicina generale che allarma il Sindacato.
IL COMMENTO
Per il segretario regionale della Campania Giovanni Senese si conferma la «grave crisi di vocazione e di scelta che investe la medicina generale. In alcune zone – denuncia – non arriverà nessun nuovo medico. Questo è il risultato di scelte sbagliate, di questi ultimi anni, della parte pubblica». Una situazione che vede i medici pensionandi non volere più continuare: alcuni lasciano anche prima della età pensionabile, e i giovani non accettare le titolarità.
Nel Salernitano. La provincia di Salerno non è esclusa da questa emergenza sanitaria. «Dopo l’ultima tornata di assegnazioni regionali – commenta Elio Giusto, segretario provinciale generale Fimmg di Salerno – ne sono stati coperti circa 61, mentre restano ancora vacanti 98 incarichi sul territorio provinciale. Una situazione che continua a pesare soprattutto nelle aree interne e nei comuni più periferici, dove la presenza del medico di medicina generale rappresenta spesso l’unico presidio sanitario stabile. La mancanza di un medico di riferimento è un disagio organizzativo e un fattore che incide sulla salute delle persone, in particolare degli anziani e dei pazienti cronici». Un peso insostenibile, sottolinea il rappresentante della Fimmg, che allontana i professionisti.
L’ESPERTO
Giusta spiega: «Ridurre questa crisi a una semplice mancanza di vocazioni sarebbe un errore. La verità è che il medico di famiglia oggi è schiacciato da un carico di lavoro diventato insostenibile, soprattutto sul fronte burocratico. Tra certificazioni, piattaforme digitali spesso poco efficienti, adempimenti amministrativi e continue richieste improprie, il tempo dedicato alla cura vera e propria si riduce drasticamente».
Il Rappresentante dei medici evidenzia che la medicina generale è stata progressivamente trasformata in un punto di smistamento di problemi che nascono altrove. Ogni disfunzione del sistema sanitario finisce per ricadere sul medico di fiducia, che diventa il primo interlocutore ma anche bersaglio del malcontento dei cittadini.
Giusto sottolinea che «il medico di medicina generale non viene più percepito come il cardine della prevenzione e della continuità assistenziale, ma come il responsabile diretto di una sanità che non funziona. Un ribaltamento ingiusto e pericoloso, che contribuisce a rendere la professione sempre meno attrattiva per i giovani medici. Le condizioni di lavoro, le responsabilità crescenti e l’assenza di un reale supporto organizzativo spingono molti professionisti a orientarsi verso altri percorsi, lasciando scoperta proprio quella medicina territoriale che tutti indicano come strategica».
Le conseguenze sono evidenti: ambulatori sovraccarichi, medici rimasti in servizio costretti a gestire numeri di assistiti ben oltre la soglia di sostenibilità, cittadini che faticano a trovare un medico disponibile. In assenza di un presidio territoriale forte, cresce il ricorso improprio ai pronto soccorso.
«Affrontare questa emergenza – afferma Giusto – significa andare oltre i bandi e le graduatorie. Serve una scelta politica chiara: alleggerire il peso burocratico sui medici di famiglia, investire in personale di supporto, valorizzare economicamente e professionalmente una figura che resta centrale per la tenuta del sistema sanitario pubblico». Il rappresentante Fimmg evidenzia che «continuare a considerare il medico di medicina generale come il terminale di ogni problema significa condannare la sanità territoriale a un lento impoverimento. Restituirgli ruolo, dignità e strumenti adeguati non è un favore alla categoria, ma un investimento sulla salute dei cittadini della provincia di Salerno».






