Solo al Ruggi non ci sono 100 camici bianchi

Mancano 400 medici in provincia di Salerno, nel Napoletano sono molte di più le carenze: in Campania non ci sono 1.800 camici bianchi. Nel 2033, invece, i sanitari saranno di più delle necessità: in questo caso si potrebbero verificare problemo occupazion, maggiori per specializzazioni. Questa è la situazione attuale in Campania dove ci sono ancora molti presidi ospedalieri che sono attivi pur non avendo un numero congruo di accessi. A fornire questi numeri sono è il presidente dell’Ordine dei Medici di Salerno Giovanni D’Angelo.
DAL RUGGI 100 MEDICI IN MENO
Dalla sola aziende ospedaliero universitaria Ruggi D’Aragona a mancare – ricorda Francesco Bruno, rappresentante della Cgil Medici in sede al maggiore struttura della provincia di Salerno – mancano ben cento sanitari: «E andrà sempre peggio perché le richieste in uscita sono numerose». Il problema della mancanza dei camici bianchi, quindi, non riguarda solo quelli di base (comune chiamati di famiglia, ma anche gli ospedalieri e non solo delle strutture della minori.
I PENSIONAMENTI
Nei prossimi anni ci sarà il picco dei pensionamenti, con intere strutture si svuoteranno assommandosi all’esito verso la sanità privata o all’estero dove i nostri medici sono molto richiesti e percepiscono stipendi notevolmente superiore a quelli italiani e con ritmi di lavoro inferiori.
CONDIZIONI DIFFICILI DI LAVORO, POCHI SOLDI E LA SPADA DI DAMOCLE DELLE DENUNCE
«Fondamentale nelle scelte dei colleghi sono anche le condizioni in cui sono costretti a lavorare, con grandi difficoltà specie nei reparti di emergenza dove esiste il rischio di contrapposizione perfino fisiche con i pazienti e di conseguenze sul piano legale – sottolinea il presidente Giovanni D’Angelo -. Mancano i medici specializzati nel settore di emergenza, sia medica sia di chirurgico: l’università dovrebbe attrezzarsi per bandire più corsi di specializzazione in questi ambiti».
NON SOLO Soldi, MA ANCHE CATTIVA GESTIONE DEL PERSONALE
Sulla fuga dei medici dal pubblico, la Cisl Salerno evidenzia: «Il problema non è solo economico, ma anche organizzativo». Armando Cozzolino, dirigente sindacale della Cisl medici Salerno, invita a superare una lettura esclusivamente economica del fenomeno. «Le criticità del Servizio sanitario nazionale sono note da anni e il sottofinanziamento rappresenta certamente un problema serio. Tuttavia, la fuga dei medici dal pubblico non può essere spiegata solo in termini di risorse economiche: è anche, e sempre più, una questione organizzativa».
Secondo Cozzolino, le condizioni di lavoro dei professionisti sanitari dipendono da una programmazione attenta dei bisogni di salute del territorio e della popolazione. «Basta osservare le proiezioni della piramide delle età per avere un immediato inquadramento del quadro epidemiologico: una popolazione sempre più anziana e complessa richiede modelli assistenziali diversi da quelli attuali».
«A questo si aggiunge l’assenza di un vero welfare lavorativo – sottolinea Cozzolino – con carichi di lavoro spesso insostenibili, difficoltà di conciliazione tra vita professionale e vita privata e una scarsa valorizzazione delle competenze. Senza interventi strutturali sull’organizzazione, anche eventuali aumenti di spesa rischiano di non essere sufficienti a fermare l’emorragia di medici dal Servizio sanitario nazionale».




