Il processo davanti al giudice monocratico inizierà a marzo

A marzo inizierà il processo per accertare le eventuali responsabilità nella morte del 62enne Umberto Maddalo di Capaccio, avvenuta al Ruggi nel dicembre 2021.
Imputati di omicidio colposo sono i cardiochirurghi i cardiochirurghi Enrico Coscioni, primo operatore, Gerardo Del Negro e Francesco Pirozzi, e l’anestesista Pietro Toigo, per Coscioni anche di falso. Archiviate le posizioni dell’anestesista Giuseppina Fezza (che aveva preso parte solo a una prima fase dell’intervento, venendo poi sostituita, e del chirurgo vascolare Aniello Puca, perché chiamato solo per una consulenza e non facente parte dell’equipe di Coscioni. Le indagini sono state condotte dalla procura di Salerno e dai carabinieri del Nas e Nucleo Investogativo del comando provinciale di Salerno.
La vicenda era già assurta agli onori della cronaca nel 2024. L’equipe fu sospesa dal suo impiego (il direttore Coscioni per un anno, per nove mesi Del Negro e Toigo e Pirozzi per sei mesi). Coscioni era uomo forte dell’Ex governatore Vincendo De Luca, punto di riferimento della sanità in Campania e fino alla sospensione da cardiochirurgo presidente del consiglio di amministrazione dell’Agenas, l’agenzia che sovrintende al sistema sanitario delle diverse regioni. La sospensione dei quattro indagati è rientrata e oggi sono tutti a lavoro.
L’INCHIESTA
Con le indagini dei carabinieri e la procura si è indagato sulla sostituzione valvolare aortica con bioprotesi e rivascolarizzazione coronarica alla quale era stato sottoposto Maddolo, il 20 dicembre 2021, nel reparto di cardiochirurgia del Ruggi. Nei primi atti dell’inchiesta emersero quattro i profili di colpa rilevati dal Gip Pietro Indimmeo a carico dell’equipe chirurgica: il primo riferibile alle modalità di preparazione dell’intervento chirurgico al quale venne sottoposto Maddolo; il secondo alle scelte operate in ordine all’esecuzione dell’intervento; il terzo alle modalità di esecuzione dell’intervento prescelto, in particolare per la garza lasciata nel corpo della vittima e, da ultimo, come fu gestita questa errore.
LE ACCUSE
La procura ritiene che, in violazione delle linee guida non sarebbe stato convocato il cosiddetto “Heart Team” per prevedere le complicanze insite nell’intervento e orientare i medici verso una procedura di cardiologia interventistica piuttosto che a un intervento cardiochirurgico.
L’INTERVENTO
Durante la prima fase dell’operazione l’inatteso riscontro da parte dell’equipe medica di una estesa calcificazione dell’aorta ascendente, avrebbe dovuto suggerire, secondo le linee guida, di sospendere l’intervento, mentre Coscioni e la sua equipe completarono l’intervento, ignorando o sottovalutando i rischi di manipolare significativamente un cuore provato da un infarto recente e già gravato da una significativa disfunzione.
LA GARZA DIMENTICATA
La procura e il Gip ritengono che, sostituita la valvolare aortica, chiuso il miocardio, l’equipe avrebbe dimenticato un lembo di garza di 8 centimetri, senza poi rimuoverlo dal ventricolo sinistro così lasciandolo migrare alla ripartenza dell’attività cardiaca e, dunque, alla ripresa del flusso ematico nell’aorta e, senza soluzione di continuità, nella biforcazione aorto-iliaca dove fu trovato dall’autopsia. Coscioni avrebbe, invece, dovuto rimuovere la garza a fine dell’intervento, ma non lo fece, anzi l’equipe avrebbe eseguito accertamenti inefficaci e gravemente stressanti per il paziente, dimesso poi nonostante il mancato colposo rinvenimento ed estrazione di quanto perso, per portarlo poi e in Rianimazione dove poi morì.
IL POST OPERATORIO
Terminato l’intervento ai colleghi della Rianimazione del Ruggi non sarebbe stato rappresentato la perdita della garza nel corpo del paziente, il che non consentì un’adeguata valutazione delle condizioni di Maddalo, impedendo di fatto qualsiasi intervento.
IL FALSO
Coscioni è indagato anche per falso ideologico aggravato, ricavati dalle dichiarazioni dei colleghi e dalla mancanza di alcuna traccia nella documentazione sanitaria redatta a cura del cardiochirurgo della effettiva scansione temporale verificatasi in sala operatoria dalle ore 16, epoca del mancato colposo rinvenimento della garzina, alle ore 24 circa quando Maddolo fu trasferito in Rianimazione.





