La bomba del 28 novembre a Ogliara nei pressi della casa dei Viviani base dello spaccio

Si indaga per stabilire eventuali connessioni

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Il 28 novembre fu ritrovato un ordigno lungo il viale che conduce a un fabbricato dove ci sono diversi residenti, tra questi proprio Mario Viviani, ritenuto promotore della gang ominima che spacciava droga nei quartieri collinari di Salerno, ma anche a Pontecagnano e San Mango Piemonte. Non si sa con certezza se la bomba fosse destinato al residente che aveva trasformato casa in una centrale per lo spaccio di cocaina e crack, ma l’episodio dinamitardo è inquietante.

L’INDAGINE
L’inchiesta della Dda sui Viviani, egemoni nello spaccio di droga nei rioni collinari di Salerno ora potrebbe arricchirsi dei risultati di un’altra inchiesta – ancora in corso – sul ritrovamento dell’ordigno a Sant’Angelo di Ogliara.
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La “base” dell’associazione a delinquere finalizzata ai traffici di droga indicata dal gip Francesco Guerra nell’ordinanza di misure cautelari, infatti, si trova allo stesso indirizzo del fabbricato davanti al quale, lo scorso 28 novembre, fu fatto ritrovare un ordigno di fabbricazione militare, scoperto da una donna nel vialetto d’accesso alla palazzina. Una chiara intimidazione su cui stanno lavorando gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Salerno – dalle telecamere furono notate due persone che si avvicinarono alla traversa nel cuore della notte, prima di far perdere le loro tracce – e che, adesso, s’arricchisce di ulteriori elementi.
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LA PREOCCUPANTE SIMILITUDINE
Inquietanti corrispondenze. Via Sant’Angelo di Ogliara 125: è il riferimento dato dal giudice nell’ordinanza eseguita mercoledì dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Salerno (gli indagati, in totale, sono 26: otto persone sono finite in carcere, altre 11 ai domiciliari mentre due giovanissimi – minorenni all’epoca dei fatti – sono stati portati in istituto minorile) per indicare la “base della droga”, l’abitazione in cui risiedeva all’epoca dei fatti il presunto capo-promotore della contestata associazione a delinquere, Mario Viviani, organizzava il “sistema” di rifornimenti di stupefacenti e spaccio tramite pusher, contando anche sulla collaborazione di diversi familiari, anche mentre si trovava ristretto agli arresti domiciliari.

E via Sant’Angelo di Ogliara 125 è anche l’indirizzo del fabbricato davanti al quale, lo scorso 28 novembre, fu ritrovato un ordigno di fabbricazione militare, abbandonato la notte precedente. Una bomba davanti alla “base della droga”, dunque. È l’elemento che emerge lampante dalle carte e che avvalora anche le ipotesi avanzate sin da subito dagli agenti della Squadra Mobile (agli ordini del vicequestore Elvio Barbati) cui sono affidate le indagini sul caso della granata: da subito, infatti, i poliziotti hanno rivolto le loro attenzioni in particolare su un paio di persone, già note alle forze dell’ordine, residenti nell’edificio al civico 125 di via Sant’Angelo d’Ogliara, ipotizzando che quest’intimidazione potesse essere collegata ad affari loschi. Un cerchio che, adesso, potrebbe definitivamente chiudersi. E portare alla luce altri colpi di scena.
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L’INDAGINE SULLA DROGA
La Dda ricostruisce l’intera fase investigativa. E, soprattutto, emerge come siano nati gli approfondimenti su Viviani e i suoi presunti sodali. Fu una “soffiata”, infatti, ad accendere i riflettori sulle attività del “rampollo” della famiglia egemone nell’area delle colline salernitane: nell’agosto del 2022, i carabinieri del Nucleo Investigativo (agli ordini del comandanté Livio Rocchi) raccolsero dichiarazioni confidenziali in cui venivano “invitati” a verificare i traffici portati avanti da Viviani. Una “segnalazione” che arrivò da un uomo, già noto alle forze dell’ordine, pure lui attivo da tempo nello spaccio di droga a Salerno e di recente coinvolto in un altro blitz delle forze dell’ordine.

Le testimonianze sono state decisive per consentire dalla Dda di chiudere il cerchio su quest’associazione. Nel corso del lavoro investigativo, infatti, sono stati sentiti a sommarie informazioni diversi assuntori di crack e cocaina che si rifornivano dal “gruppo Viviani”: le loro testimonianze – fra le persone sentite dai militari dell’Arma anche imprenditori – hanno consentito di arrivare all’identificazione dei pusher (fra i più attivi Marco Fabrizio e Alfredo Andrea Esposito, Angelo Manzo, Simone Sica e Stefano Di Lorenzo) che garantivano servizi h24 alla clientela, organizzandosi su turni così da essere sempre pronti ai rifornimenti di “pallini”.
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I MINORENNI
Fra i 26 indagati nell’inchiesta della Dda ci sono anche due giovanissimi per cui, come richiesto dalla Procura dei minorenni e disposto dal tribunale, è stata disposta la custodia presso un Ipm. I due ragazzini – come emersó nelle verifiche dei carabinieri, erano entrati di fatto nella rete dei pusher guidata da Mario Viviani: in diverse occasioni, infatti, affiancavano gli spacciatori nelle vendite al dettaglio di cocaina e crack ai clienti, in particolare agli assuntori stabili di stupefacente. A farsi “accompagnare” dai ragazzini, in particolare, erano i pusher Marco Fabrizio Esposito e Angelo Manzo: dalle intercettazioni, è emerso che spesso erano i minorenni a rispondere a telefono sulle utenze dedicate alla vendita di droga per fissare gli appuntamenti a cui presenziavano in compagnia del pusher “titolare”.

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