Roccapiemonte, indagine “abusiva” dei Servizi sociali: il Comune condannato

“Famiglia adottiva distrutta da un errore”

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Un’indagine definita “illegittima, abusiva e artificiosa”. È quanto emerge dall’ordinanza con cui il giudice Gianluca Di Filippo, del Tribunale di Nocera Inferiore, ha condannato il Comune di Roccapiemonte a risarcire una famiglia del posto, vittima – secondo il magistrato – della condotta “imperita” di alcuni dipendenti dei Servizi sociali.

IL CASO
Una storia che risale al 2019, nata da una segnalazione anonima e finita con una condanna che pesa come un macigno sull’amministrazione comunale e che potrebbe avere risvolti anche più pesanti. Il giudice ha disposto un risarcimento complessivo di 11.400 euro: 2.000 euro per ciascun componente del nucleo familiare e 3.400 euro per le spese legali sostenute. L’inchiesta “fantasma” partita da una voce di paese.
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LA RICOSTRUZIONE
Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, tutto comincia il 2 maggio 2019, quando gli assistenti sociali ricevono una segnalazione anonima su una famiglia adottiva del luogo. Senza alcun mandato formale, il giorno successivo gli operatori comunali avviano verifiche e raccolgono informazioni presso i vicini e la scuola frequentata dai bambini.

Un’azione, scrive il giudice Di Filippo, “mai autorizzata e priva di qualsiasi fondamento giuridico o riscontro probatorio”. Le informazioni raccolte – “inconsistenti sul piano giuridico e fattuale” – sfociano in una relazione trasmessa al Tribunale dei Minori, che tuttavia archivia rapidamente il caso “non avendo riscontrato alcuna criticità” nel contesto familiare.
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LA SOTTOLINEATURA
Il magistrato sottolinea come “tutta l’indagine così come originatasi e quindi svolta” abbia prodotto “effetti deleteri e negativi faticosamente recuperabili per l’equilibrio psico-fisico dei minori”. Il dramma della famiglia: “Un incubo costruito ad arte”.

GLI ALTRI ELEMENTI
Dietro le carte e le ordinanze, ci sono le ferite di una madre. R. P. professionista e mamma adottiva di due bambini, racconta con luc dolore quegli anni difficili: “Non si è trattato solo di errori procedurali – spiega – ma di incongruenze gravi nelle tempistiche e nei metodi. La segnalazione è datata 2 maggio e già il 3 maggio i Servizi sociali presentavano una relazione. In poche ore non potevano sapere dove andassero a scuola i nostri figli, se non pedinandoci o accedendo abusivamente a dati sensibili. È un fatto gravissimo”.

Moglie e marito, dopo dieci anni di attesa per realizzare il sogno dell’adozione, si sono visti precipitare in un incubo burocratico: “Aggredire una famiglia adottiva significa colpire nel momento più fragile. I primi anni sono delicati: genitori e figli si scelgono ogni giorno, costruendo passo dopo passo un legame d’amore e fiducia. Noi siamo stati trattati come colpevoli fin dall’inizio”.amazon-beekeeper

LE CONSEGUENZE
La fuga dal paese e la rinascita. Le conseguenze non sono state solo psicologiche. La famiglia, travolta dallo scandalo, è stata costretta a lasciare la casa e il paese, tra isolamento e diffidenza. “Una sofferenza devastante”, racconta la madre, che però ha deciso di reagire: negli anni successivi si è laureata in Pedagogia con il massimo dei voti, trasformando il dolore in consapevolezza. “Ho scelto di studiare per capire e per difendere chi vive ingiustizie simili. Non chiedo vendetta, ma rispetto e verità”.

UNA VICENDA CHE INTERROGA LE ISTITUZIONI
L’ordinanza del giudice Di Filippo, datata 30 ottobre 2025, segna un punto fermo ma lascia aperti interrogativi profondi: come è stato possibile che un’indagine così invasiva e priva di autorizzazione sia stata avviata e sostenuta da un ente pubblico?amazon-troppo-cattivi

La famiglia annuncia ora una querela di falso per accertare ulteriori irregolarità e individuare le responsabilità personali dei funzionari coinvolti. Una storia di dolore e riscatto che riporta al centro il tema della tutela delle famiglie adottive e dei limiti dell’intervento pubblico. Perché – come osserva la donna – “non c’è nulla di più fragile e prezioso di un legame appena nato, e nessuno dovrebbe permettersi di distruggerlo senza prove”.

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