Femminicidio, via libera definitivo all’ergastolo

La Camera approva all’unanimità il ddl: nasce il reato di femminicidio

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La Camera ha dato il suo sì definitivo, con 237 voti favorevoli e nessun contrario, al disegno di legge che introduce nel codice penale il reato specifico di femminicidio. Con questo provvedimento — ora legge — l’uccisione di una donna motivata da odio, controllo, discriminazione o dominio diventa un reato autonomo, punito con l’ergastolo.

Meloni: “Segnale di coesione politica contro la barbarie”
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso soddisfazione per il voto unanime delle Camere:
“È un segnale importante di coesione della politica contro la barbarie della violenza contro le donne. Aggiungiamo uno strumento ulteriore a quelli già previsti: dal rafforzamento del Codice rosso al raddoppio delle risorse per centri antiviolenza e Case rifugio. Sono passi concreti, ma dobbiamo continuare ogni giorno a fare di più per difendere la dignità e la libertà di ogni donna”.

Il nuovo articolo 577-bis: quando scatta il reato di femminicidio
Il ddl introduce nel codice penale l’articolo 577-bis, che configura una nuova e specifica forma di omicidio: è femminicidio l’uccisione di una donna come atto di discriminazione, odio, controllo, possesso o dominio sulla vittima in quanto donna.

La norma si applica anche quando l’omicidio è legato:
– Al rifiuto della donna di instaurare o proseguire una relazione affettiva;
– alla volontà dell’autore di limitarne libertà e autodeterminazione;
– a situazioni in cui la vittima non convive più con l’autore ma tra i due esistono legami derivanti da una relazione o da figli in comune.

L’estensione riguardante il rifiuto della relazione è stata aggiunta nel passaggio al Senato, per colpire in modo più mirato le condotte maturate nell’ambito di rapporti affettivi o familiari.
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Modifiche ai maltrattamenti e nuove misure sulla confisca
Il provvedimento interviene anche sull’articolo 572 c.p., ampliando l’ambito del reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi.

Sono previste:
– un’estensione dei soggetti tutelati,
– una nuova aggravante quando i maltrattamenti sono commessi con le modalità che caratterizzano il femminicidio,
– la confisca obbligatoria dei beni utilizzati per commettere il reato.

Relazione annuale alle Camere
La legge stabilisce che, ogni anno entro il 30 giugno, il ministro della Giustizia presenti al Parlamento una relazione sullo stato di applicazione delle misure contro la violenza sulle donne. Il documento dovrà includere dati su condanne e assoluzioni per femminicidio e omicidio, con statistiche disaggregate per sesso della vittima e aggravanti contestate.

La protesta simbolica in Aula e il ricordo di Giulia Cecchettin
Al momento del voto finale, i deputati delle opposizioni hanno fatto “rumore” in Aula agitendo mazzi di chiavi: un gesto simbolico che richiama le manifestazioni nate dopo l’uccisione di Giulia Cecchettin, quando migliaia di donne scesero in piazza per dire “Non stiamo in silenzio, facciamo rumore”.

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