Andare a votare: un diritto, un dovere, un’occasione

L’astensione è un diritto, ma anche un atto di “suicidio assistito”

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Oggi e domani si vota in tutta la Campania per l’elezione diretta del Presidente della Regione e per il rinnovo del Consiglio regionale. Dei 50 seggi complessivi, 9 sono attribuiti alla Provincia di Salerno. È fondamentale che tutti i campani comprendano l’importanza di andare a votare, qualunque possa essere l’orientamento.

Due brevi considerazioni in merito.
La prima. Sottrarsi all’esercizio del diritto di voto, con l’astensione, rappresenta una grave omissione che mortifica la nostra democrazia. Danneggia la nostra comunità, noi stessi e le generazioni future. L’astensione trasforma una minoranza organizzata in una maggioranza dominante. Il politicante mediocre vuole che l’indignato resti a casa. Perché sa che ogni persona perbene che si astiene raddoppia matematicamente il valore del voto che lui controlla.
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L’astensione è il carburante primario della malapolitica. E allora, a maggior ragione, bisogna votare (anche) per legittima difesa, per neutralizzare il voto delle clientele.
Se non scegliamo il nostro futuro, ci sarà qualcun altro, con interessi molto diversi dai nostri, ben felice di sceglierlo e ipotecarlo per noi. Questa è la conseguenza dell’astensionismo. Non è perciò questione di moralismo, ma di matematica e sopravvivenza. In un sistema dove vota solo il 45%, le minoranze organizzate (le clientele, le lobby, i gruppi di interesse) diventano maggioranza assoluta senza sforzo.
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L’astensione oggi non è un atto di libertà, è un suicidio assistito della cittadinanza. Chi non vota non punisce la politica: consegna le chiavi di casa propria a chi ha interesse a saccheggiarla. La seconda considerazione. Per chi avverte la responsabilità del voto come dovere civico, perché parte di una comunità in cui si affermi l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese – com’è scolpito nel secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione (il più importante articolo della nostra Carta repubblicana!) – spero che prevalga l’etica della convinzione su quella della convenienza.

Giovanni D’Alessandro – Docente di Diritto Costituzionale

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