Avviato un coordinamento interdistrettuale tra Napoli, Salerno, Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata per il monitoraggio dell’inquinamento e il contrasto ai crimini ambientali lungo il corso del fiume

Procure di Napoli e Salerno avviano un programma coordinato di monitoraggio, indagine e repressione dei reati ambientali sul bacino del Sarno.
Ieri, presso la Procura Generale di Napoli, si è tenuta una riunione interdistrettuale promossa congiuntamente dai Procuratori Generali di Napoli, dott. Aldo Policastro, e di Salerno, dott.ssa Rosa Volpe, con l’obiettivo di definire un programma operativo comune per il monitoraggio dello stato di inquinamento del Fiume Sarno e dei suoi affluenti e per predisporre una strategia coordinata di indagine e repressione delle violazioni ambientali. All’incontro hanno partecipato, oltre ai due Procuratori Generali e ai rispettivi Avvocati Generali, i Procuratori territoriali di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, nonché rappresentanti del NOE, dei Carabinieri Forestali, del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli e della Polizia della Città Metropolitana.
Alla riunione hanno dato supporto tecnico-scientifico i dirigenti, funzionari e tecnici dell’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania), che da anni svolge attività di monitoraggio, campionamento e supporto alle attività giudiziarie nel bacino del Sarno: nelle attività recenti ARPAC documenta controlli e centinaia di campionamenti e ispezioni mirate su depuratori e scarichi a supporto delle indagini.
PERCHÉ INTERVENIRE: IL CONTESTO AMBIENTALE E TERRITORIALE
Il Sarno è storicamente considerato tra i fiumi più inquinati d’Italia: il suo corso (circa 24 km) e la vasta rete di affluenti attraversano tre province e numerosi comuni, coinvolgendo una popolazione molto ampia e determinando un forte impatto ambientale e sanitario sul territorio. Negli ultimi decenni le analisi condotte da enti tecnici e associazioni di tutela ambientale hanno più volte evidenziato il progressivo peggioramento della qualità delle acque verso la foce, con sorgenti spesso risparmiate ma tratti intermedi e terminali gravemente compromessi.
Il territorio ricade sostanzialmente nell’area amministrata dal Parco regionale del bacino idrografico del fiume Sarno, istituito con atti regionali a partire dagli anni 2003–2004, struttura che costituisce uno strumento istituzionale per le azioni di tutela, gestione e progetto di recupero del bacino.
OBIETTIVI E LINEE D’AZIONE CONCORDATE
Nel corso della riunione è stato definito un quadro operativo preliminare che prevede, tra l’altro:
– un piano di monitoraggio integrato (campionamenti chimico-fisici e microbiologici) su tratti selezionati del corso d’acqua e sui principali affluenti;
– la condivisione e l’incrocio dei dati tecnici tra ARPAC e gli uffici inquirenti per individuare pattern e fonti di sversamento;
– attività investigative congiunte e mirate (accessi, ispezioni, verifiche amministrative e tecniche) sulle possibili fonti illecite di scarico;
– l’allargamento del tavolo operativo ad altri organi di Polizia Giudiziaria — in particolare Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto — e la definizione di un cronoprogramma stringente di indagini.
L’azione è stata posta in coerenza con le attività della Rete delle Procure generali in materia ambientale istituita presso la Procura generale della Corte di Cassazione ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs. 20 febbraio 2006, n. 106, al fine di favorire buone prassi investigative e un coordinamento sistematico tra uffici competenti.
ESITO E PROSPETTIVE
Dalla riunione è emersa una chiara volontà di imprimere un forte impulso alle indagini per il contrasto ai crimini ambientali nel bacino del Sarno, con l’obiettivo non solo di identificare e perseguire i responsabili ma anche di creare un’efficace funzione deterrente verso futuri illeciti, tutelando così l’ambiente e la salute pubblica. Sono previste ulteriori sessioni di lavoro e la formalizzazione di un cronoprogramma operativo condiviso.





