L’assassinio del panettiere salernitano fu commesso nell’estate di tre anni fa a Giffoni Valle Piana
Hanno agito in stato di ira, arriva la pena con lo sconto per Monica Milite e Massimiliano Palmieri, rispettivamente moglie e figlio del panettiere salernitano Ciro Palmieri ucciso a Curticelle di Giffoni Valle Piana. La Corte d’Assise ha riconosciuto colpevole i due familiari della vittima, condannando la moglie a 18 anni di reclusione e a 15 anni il più grande dei figli. L’accusa aveva chiesto 25 anni per Milite e 22anni per il figlio Massimiliano. Esclusa il maltrattamento da parte del padre, esclusa la legittima difesa.
L’OMICIDIO
Ciro Palmieri, panettiere salernitano fu ucciso nella sua casa a Giffoni Valle Piana il 29 luglio 2022, mutilato di una delle gambe con un macete e gettato in un sacco di plastica in un’area boscosa lungo la strada provinciale n.25, simulando un suo allontanamento. In realtà, l’omicidio avvenne al termine dell’ennesimo litigio tra marito e moglie. La violenza scattò quando il marito lanciò del liquido contenuto in una bottiglia contro la moglie con la Milite che cercò successivamente di colpirlo con una scopa.
Il luogo dove fu trovato il cadavere di Ciro Palmieri
Accorsero due dei tre figli della coppia (un altro era lontano da casa) che cercarono di fermare il padre afferrandolo. Ciro Palmieri riuscì a divincolarsi, colpendo la moglie che sferrò una serie di coltellate contro il marito. Uno dei due figli, preso il padre ferito al collo, lo trascinò lungo il corridoio e con un secondo coltello lo colpì più volte al petto. Condannato in primo grado anche il figlio minorenne della coppia in un processo a parte.
LA DIFESA
L’avvocato Francesco Saverio D’Ambrosio, legale di Monica Milite precisa che «la Corte di assise di Salerno ha riconosciuto la signora Monica Milite meritevole della circostanza attenuante di cui all’art. 62 n.2 c.p. (la cd. provocazione), per aver agito in stato d’ira determinato dal fatto ingiusto della vittima, e delle circostanze attenuanti generiche di cui all’art. 62 bis c.p..
Le attenuanti tutte sono state ritenute prevalenti (e non equivalenti) alle circostanze aggravanti contestate proprio perché nel corso del dibattimento sono rimasti accertati i gravi e protratti maltrattamenti da loro subiti ad opera della vittima. Dalle immagini video agli atti del processo emerge inequivocabilmente che Ciro Palmieri colpì violentemente prima la moglie, poi il figlio minore, di entrambi determinandone la rovinosa caduta al suolo. I figli presenti in casa si erano limitati, almeno sino a quel momento, a trattenere il loro padre per evitare che si accanisse contro la madre. E non era la prima volta. Resta riservata, all’esito della lettura della motivazione della decisione, la valutazione sulla opportunità di impugnare la sentenza per far accertare che la condotta della sig.ra Milite fu determinata dalla necessità di difendersi dalla ennesima aggressione del marito».
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