Puc e malcontento. L’appello di Legambiente

“Confidiamo ancora in un ripensamento dell’amministrazione comunale. È ancora possibile salvare Castel San Giorgio“

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Aparlare è l’architetto Mario Alfano, presidente del Circolo Legambiente “Francesco Di Pace” che interviene sull’iter di adozione del Puc. “ Noi di Legambiente – scrive Alfano nelle osservazioni allo strumento urbanistico protocollate lo scorso 2 marzo – sapendo che l’attuale amministrazione comunale aveva in programmazione la redazione del Puc eravamo in fiduciosa attesa dei dovuti incontri previsti dalla legge regionale 16 /2004 con i cittadini e le associazioni presenti sul territorio, per ascoltare la visione urbanistica dell’amministrazione, dei cittadini e delle associazioni nel rispetto dei ruoli.

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Rammentiamo che il patrimonio pubblico, i beni comuni, sono di proprietà di ogni singolo cittadino mentre gli amministratori devono solamente governarli e curarli, informando i cittadini su come intendono far lo. Purtroppo siamo rimasti delusi quando abbiamo letto il manifesto del dicembre 2018 in cui veniva annunciata l’imminente adozione del Puc come è avvenuta in data 20 dicembre 2018. Noi siamo convinti che nuovi incontri andavano fatti, invece si è ritenuto di basarsi sugli incontri precedenti che risalgono addirittura al 2012”. Nella lunga relazione l’architetto sangiorgese boccia su tutti i fronti il piano che prevede di sottrarre all’agricoltura una superficie di oltre 1 milione di metri quadrati , di realizzare oltre mille alloggi di edilizia residenziale e di innalzare palazzoni di 6 piani ed oltre venti metri di altezza.
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“A noi piace immaginare il nostro paese come fu definito un tempo sui giornali nazionali – dice ancora Mario Alfano- e ossia <<Case gettate nel verde tappeto come un pugno di dadi colorati, con il castello sulla cima di un poggio>>, io non perdo le speranze ed attendo un incontro con gli amministratori che ad oggi non c’è stato. In calce alle osservazioni protocollate al Comune, il circolo Legambiente ha voluto riportare alcuni pensieri di Francesco Di Pace, a cui la sezione è intitolata.

“Non ci rassegniamo al gigantismo esasperato che vuole trasformare per affarismo, i nostri paesi in paesi dormitori, sentenziando la fine della cultura e della buona tradizione agricola-manifatturiera, orgoglio dei nostri padri“. Ed ancora “ Non ci rassegniamo al ruolo di essere solo edilizia privata o luogo di residenza forzata. La nostra idea è quella di invertire la rotta, di cambiare strada. Creare nuova Economia, fondata sulla bellezza del nostro paesaggio,sulle emergenze architettoniche, sul recupero e la valorizzazione dei centri storici . Sul recupero e valorizzazione di edifici di pregio ancora presenti in essi”.

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