Morte di Cerrato, la verità dell’indagato

Ha già reso dichiarazioni ai carabinieri di Nocera Inferiore l’indagato per omicidio colposo del 68enne nocerino Antonio Cerrato. A.C., noto per aver avuto una delle più attrezzate officine per le balestre di camion poi chiusa pare per le conseguenze del cambio di viabilità, era amico da anni del meccanico deceduto.

Un rapporto di amicizia che risaliva nel tempo e che li aveva visto negli ultimi anni lavorare assieme alla Nocera Multiservizi srl, società del Comune che si occupa della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, della manutenzione e dei parcheggi. I due si sarebbero dati appuntamenti venerdì pomeriggio nel capannone di via Prisco Palumbo a Cupa del Serio – Piedimonte. In quella struttura in lamiera pare che piovesse dal tetto e quindi i due amici avrebbero deciso di effettuale un sopralluogo per vedere quali riparazioni erano necessarie per evitare le infiltrazioni. Per salire sul tetto, i due avrebbero deciso di utilizzare un “muletto”, un carrello elevatore che ha innalzato prima Cerrato su un muro e poi questi sarebbe salito sul tetto, passando sulle lamiere. A.C. stava salendo anche lui quando, intorno alle 17,30, Cerrato è passato su una lastra in plexiglas che si è sfondato, precipitando da cinque metri d’altezza davanti agli occhi dell’impietrito amico. La morte è stata immediata.

Salvatore De Napoli su La Città è riuscito ad ascoltare il difensore dell’indagato, l’avvocato Giovanna Fasanino: «Ascoltato dai carabinieri, A.C. ha fornito tutte le informazioni possibili e la ricostruzione del fatto. E’ provato dall’accaduto essendo amico della vittima. Vorrei sottolineare che la Cerrato non stava lavorando per il mio assistito ma i due amici stavano facendo un sopralluogo non programmato». Per ricostruire cosa realmente accaduto in quel capannone, il sostituto procuratore Roberto Lenza, che dirige le indagini dei carabinieri, ha disposto un sopralluogo dello Spisal, il servizio prevenzione infortuni dell’Asl. Ieri pomeriggio si sono svolti i funerali di Cerrato. La chiesa di San Giovanni Battista a Cicalesi (pur essendo nato vissuto da giovane al rione Calenda, da anni si era trasferito in via Villanova). Durante l’omelia, il parroco ha lanciato un duro monito: «Troppe volte al Sud siamo abituati a fare cose in modo arrangiato e non rispettiamo i criteri di sicurezza».

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