Tagli alla sanità, pochi medici, turni stressanti: nasce “Helper”

La fatica e i turni lunghi aggravano il problema.

A Torino è nato un centro per far fronte alla situazione. Alla base ci sarebbero anche assunzioni di alcol e sostanze psicotrope, a dirlo don Paolo Fini: “Il fenomeno è cresciuto. Spesso si nega il problema per paura di offendere la categoria professionale, ma il problema esiste e va curato”. Per combattere le tossicodipendenze, Fini insieme all’ordine dei medici di Torino, ha ideato “Helper”: primo centro italiano di disintossicazione rivolto alle professioni sanitarie.

I più colpiti sono coloro che lavorano nei servizi di “frontiera”, chirurghi, anestesisti, medici di pronto soccorso, psichiatri e ginecologi. “È chiaro quindi che se l’organico è ridotto all’osso e i turni aumentano, anche lo stress aumenta”, dice Borsatti. Il personale sanitario è comunque sottoposto a controlli, in particolare sulla salute, ma non sugli aspetti descritti. L’unico studio esistente è quello di Dianova, del 2012, che ha parlato di 43mila professionisti colpiti su 370mila (il 10%). Solo a Torino i promotori del progetto Helper ne hanno contati fra i 1.000 e i 1.500.

Secondo gli studi del Talbott Recovery Campus di Atlanta, che da trent’anni negli Usa si occupa delle dipendenze dei medici, tra l’8 al 12% del personale sanitario presenta una patologia da abuso di alcol o correlata all’uso di sostanze stupefacenti. In Europa, l’unico centro di questo tipo esiste in Spagna (si chiama Paime, Programa de Atencion Integral al Mèdico Enfermo), creato nel 1998 dall’ordine dei medici di Barcellona, secondo il quale il 12% dei camici bianchi catalani soffre di dipendenze. Un servizio simile è stato ideato anche dalla Federazione dei medici svizzeri, che ha dedicato una linea telefonica alle richieste di aiuto dei colleghi.

Il centro Helper di Torino sarà il primo in Italia nel suo genere. L’ospedale Molinette ha già dato una struttura in comodato d’uso. E ora servono solo le risorse per assumere il personale e partire. “Curare un medico è molto difficile”, spiega Tiziana Borsatti, responsabile del progetto per conto dell’ordine dei medici. “Andare da un collega e dire che si fa uso di cocaina non è semplice. Per questo servono strutture idonee che garantiscano la privacy”.

A questo problema si aggiunge la ciliegina sulla torta, cioè il taglio di 30 miliardi che la sanità ha subito negli ultimi anni. I reparti vengono accorpati, e laddove prima c’erano due medici a notte per 40 posti letto, ora c’è un solo medico per 80 pazienti.

«Di certo la carenza di personale ha fatto aumentare il rischio di abuso di sostanze per tentare di sostenere i ritmi martellanti ai quali i medici sono sottoposti», conferma Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici.

Tant’è che l’Europa da anni ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato recepimento di una direttiva del 2003 che prevede almeno 11 ore di riposo tra un turno e un altro per un massimo 48 ore settimanali in media in quattro mesi. Il governo italiano si è preso un anno di tempo per far fronte alle carenze e dal 25 novembre 2015 gli ospedali dovrebbero essere obbligati a rispettare la norma.

I camici bianchi hanno delle grosse responsabilità ed il loro lavoro se non gode del riposo giusto comporta solo un aumento dei rischi.

Sonia Angrisani

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