Che storia quella di Napoli e della gente che l’amministra! È di quotidiana e triste normalità la notizia di opere mai realizzate; di fondi stanziati e mai “arrivati” (si saranno nascosti da soli, chissà?); di ricchezze del patrimonio culturale che si lasciano lentamente morire, sempre in nome di un lassismo e di una politica che propina l’idea che «con la cultura non si mangia». La storia del Museo di Totò però ha veramente del grottesco.
Un Museo nel cuore dell’imperitura Napoli, a Palazzo dello Spagnuolo, a pochi metri da via Santa Maria Antesecula, al Rione Sanità, dove Totò vide la Luce.
L’unico inconveniente è che il Museo, pronto da vent’anni, non è stato ancora aperto al pubblico.
Tutto ebbe inizio nel lontano 2000, quando la Regione Campania, che è proprietaria dell’immobile, affidò la struttura in comodato d’uso per la realizzazione di un museo dedicato al Principe. Da quel momento, l’empasse burocratica ha ulteriormente palesato la stagnazione che impera e distrugge la nostra amata città. Un fiume di promesse puntualmente inevase è confluito nel mare del “nulla di fatto”: come dimenticare l’impegno preso dall’assessore comunale alle politiche urbanistiche, che lo scorso anno promise l’apertura dello stabile entro la fine del 2015 e successivi sbandieramenti dell’imminente apertura dopo il superamento dei problemi annessi all’ascensore?
Certo, la crisi economica degli ultimi lustri ha avuto i suoi effetti e i Comuni sono stati considerati l’imprescindibile “agnello sacrificale”. Cio nonostante, una pioggia di denaro è inutilmente caduta sulla triste sorte della struttura e altre cifre astronomiche sono state perse per l’incuria e la noncuranza dei responsabili.
È il caso di quei 428.844,84 euro – altro che «quisquilie, pinzillacchere» come direbbe il Principe – che il FAI aveva destinato al Museo Totò, grazie all’intervento delle migliaia di estimatori che giustamente si espressero a favore della realizzazione e che in ultima istanza sono stati dirottati verso il teatro «Jacquard» di Schio, in provincia di Vicenza, proprio a causa del marasma burocratico che attanaglia Palazzo dello Spagnuolo. Nel 2017 ricorre il quarantesimo anniversario della sua scomparsa terrena e Luigi De Magistris ha annunciato che la prossima edizione del Maggio dei Monumenti sarà giustamente intitolata a Totò, dimenticando però il cocktail d’incuria e false speranze che la sua scorsa amministrazione non ha lesinato nel corso degli ultimi cinque anni.
Ultimo arrivato al “club delle promesse” è il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca che durante un’intervista ha fieramente dichiarato: «mi sono impegnato a completare per il cinquantenario della morte il museo di Totò».
Intanto Palazzo dello Spagnuolo e Liliana De Curtis attendono impazienti, sperando che la burocrazia napoletana non dia nuovamente ragione al «Fujtevenne» di eduardiana memoria.
Ferdinando Guarino – Le Cronache
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